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Decreto dignità e somministrazione

Con l’approvazione da parte del Senato del “Decreto dignità” lo scorso 7 agosto sono stati introdotti rimarchevoli cambiamenti anche per quanto concerne la somministrazione di lavoro.

La Legge di Conversione stabilisce che in caso di assunzione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore non può superare complessivamente il 30% dei lavoratori a tempo indeterminato in forza a decorrere dalla data del 1° gennaio dell’anno di stipula dei contratti in oggetto, o data diversa in caso di attività avviata in corso d’anno, salvo diverse disposizioni della contrattazione collettiva, con esclusione delle disposizioni relative al numero complessivo di contratti a tempo determinato ed ai diritti di precedenza (rispettivamente artt. 23 e 24, D.Lgs n. 81/2015).

Sono esenti dalla disposizione relativa ai limiti quantitativi la somministrazione a tempo determinato di lavoratori in mobilità, di soggetti disoccupati che godono da almeno sei mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali e di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati. È prevista l’esclusione dall’obbligo del rispetto dell’intervallo tra un contratto e l’altro, in caso di riassunzione (art. 34, comma 2).

Viene inoltre introdotta la fattispecie della somministrazione fraudolenta (art. 38) collettiva. Per tale fattispecie viene prevista la sanzione a titolo di ammenda dell’importo pari a 20 euro, sia a carico del somministratore che dell’utilizzatore, per ogni lavoratore interessato e per ogni giorno di prestazione in caso di somministrazione a tempo indeterminato.

Nel caso di somministrazione a termine, la sanzione prevista in caso di superamento del limite di 24 mesi (art. 19, comma 1, D.Lgs n. 81/2015 e successive modificazioni) sarà applicabile nei confronti del solo utilizzatore.

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