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IL SOFTWARE, CREDITO DI IMPOSTA R&S E PATENT BOX

Il MiSE, con la circolare n. 59990 del 9 Febbraio 2018, ha fornito alcune indicazioni riguardo alle attività di ricerca e sviluppo inerenti al software, al fine di godere del credito d’imposta R&D.

Il Ministero chiarisce innanzitutto che le attività di sviluppo di software, inteso quale prodotto finale, sono generalmente di tipo incrementale e, in quanto tali, normalmente classificabili, ove aventi un effettivo contenuto di R&S, nell’ambito delle attività di sviluppo sperimentale collegate alla realizzazione di prodotti nuovi o significativamente migliorati. Affinché un progetto per lo sviluppo di un software venga classificato come R&S, la sua esecuzione deve dipendere da un progresso scientifico e/o tecnologico e lo scopo del progetto deve essere la risoluzione di un problema scientifico o tecnologico su base sistematica.

Tra le esemplificazioni vengono menzionate: lo sviluppo di un nuovo sistema operativo o di un nuovo linguaggio di programmazione; la progettazione e la realizzazione di nuovi motori di ricerca basati su tecnologie originali; gli sforzi per risolvere i conflitti con hardware o software in base a un processo di reingegnerizzazione di un sistema o di una rete; la creazione di nuovi o più efficienti algoritmi basati su nuove tecniche; la creazione di nuove e originali tecniche di criptazione o di sicurezza.

Il credito d’imposta R&S agevola tutte le attività, sia svolte direttamente all’interno dell’impresa, sia commissionate a terzi, ricollegabili a progetti che presentino effettivi contenuti di ricerca e sviluppo e che quindi presentino un apprezzabile o significativo elemento di novità per il mercato in cui opera l’azienda.

Il patent box, introdotta dai commi da 37 a 45 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014 riguarda il regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

Questa seconda misura (circolare 5/E del 16 Marzo 2016 di Agenzia delle Entrate) ha lo scopo di incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo finalizzati all’acquisizione, al mantenimento, allo sviluppo ed all’accrescimento dei beni immateriali. I costi rilevanti, ai fini dell’attribuzione del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo, sono detassati per il loro intero importo nel regime di patent box.

Il nuovo Decreto Ministeriale 28 Novembre 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.30 del 6 Febbraio 2018, stabilisce che i costi da ritenersi ammissibili per il patent box siano quelli relativi all’ideazione e alla realizzazione del software protetto da copyright risultanti da una dichiarazione sostitutiva (d.p.r. 28 Dicembre 2000, n. 445) che attesti la titolarità dei diritti esclusivi su di esso in capo al richiedente, a titolo originario o derivativo tali da poter essere identificati come opere dell’ingegno.

Non vi è quindi corrispondenza totale tra credito e patent, perché l’oggetto dell’agevolazione è differente.

Si nota come entrambe le misure presentino una caratteristica più stringente rispetto all’altra: nel patent box l’unico software che può essere agevolato è quello coperto da copyright, mentre nel credito d’imposta non è presente tale limitazione. A sua volta, l’attività che viene identificata come ricerca, nel credito d’imposta appare più stringente rispetto a quella del patent box, che ricomprende anche l’ideazione e la realizzazione del software nella definizione appena vista.

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