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Qual è la differenza tra strategic outsourcing e commodity outsourcing?

Differenza tra strategic e commodity outsourcing

Qual è la differenza tra strategic outsourcing e commodity outsourcing?

Abbiamo visto come la logistica moderna, quella che segue in modo diretto i principi di Industry 4.0, tenda a dare sempre più rilevanza all’esternalizzazione di molti servizi riguardanti questo specifico ambito di attività.

Avviare in concreto il processo di outsourcing presuppone, innanzitutto, l’affidamento degli stessi a un’azienda specializzata affinché esegua tali operazioni attraverso il proprio personale dedicato e i suoi mezzi.

Le due macro-tipologie di logistica in outsourcing

A tutt’oggi c’è la possibilità di esternalizzare solamente alcuni singoli servizi oppure tutta la logistica nella sua integrità. È sulla base di questo quadro che si è soliti distinguere tra due macro-tipologie di outsourcing logistico:

Commodity Outsourcing

In questo primo caso si fa riferimento all’esternalizzazione di attività logistiche “elementari”, come l’affidamento a una ditta esterna di singole attività specifiche, l’individuazione del vettore che si dovrà occupare del trasporto dei prodotti, la gestione e la movimentazione delle merci in un magazzino esterno oppure le attività del post-vendita.

Strategic Outsourcing

Diversamente dal precedente, qui si parla di esternalizzare in modo completo, a un provider logistico esterno, l’intero comparto dell’azienda, dalla gestione completa del magazzino allo stoccaggio e tutti i servizi accessori.

Distinzione tra outsourcing legato al flusso fisico e a quello

Si può arrivare, ampliando il concetto di outsourcing anche al di fuori della logistica in senso stretto, per esempio ad attività di customer service, marketing operativo e merchandising, servizi, quindi, rivolti in particolar modo ai clienti finali.

Diventa perciò importante distinguere le attività di esternalizzazione separando quelle connesse al flusso fisico (più ancorato alla logistica) da quelle a flusso informativo (con risvolti maggiormente attinenti al marketing e al customer care).

Elementi e tendenze che portano a esternalizzare in tutto o in parte la logistica

Su un piano generare, l’esternalizzazione della logistica nasce e si sviluppa secondo determinati principi. In primis c’è la necessità, per le aziende committenti, di focalizzarsi sul proprio core business, arrivando quindi a gettare le basi per una crescita del volume di fatturato, eliminando costi e risorse dedicate.

In particolare, molte imprese manifatturiere, che già raggiungono elevati livelli di costi fissi connessi a macchinari e personale, hanno la necessità di ragionare sulla gestione relativa agli incrementi di ordini per un volume complessivo che supera il proprio livello organizzativo.

La tendenza, in questi casi, non è quella di investire in un aumento delle risorse umane e nell’acquisto di nuove macchine, ma di puntare su servizi in outsourcing – sia nel caso di commodity outsourcing che di strategic outsourcing, giostrando su costi variabili o semi-variabili.

Aspetti che permettono al committente di ridurre i costi del personale, così come quelli attinenti allo stoccaggio e al trasporto. Un provider logistico esterno può infatti sfruttare le economie di scala relativamente alle infrastrutture, oltre a una pianificazione e a una gestione ottimizzata del routing.

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Come scegliere quali servizi esternalizzare in campo logistico

Quando un’azienda si trova a valutare l’esternalizzazione dei servizi logistici dovrebbe, in via prioritaria, compiere alcuni passaggi specifici, in particolare:

  • Valutare la decisione sull’outsourcing secondo una visione di medio-lungo termine, non in base a una situazione temporanea legata all’immediato o a eventi eccezionali. Il tutto con l’obiettivo di ridurre i costi complessivi;
  • Provvedere a un’analisi dettagliata dell’eventuale outsourcing e i relativi effetti sulla gestione del personale, dei processi e delle dotazioni tecnologiche;
  • Valutare, tramite un progetto dettagliato, rischi e vantaggi legati all’outsourcing e alla tipologia dei servizi esternalizzabili;
  • Avviare un processo di comunicazione interno per esplicitare al personale le motivazioni della scelta, i vantaggi che si otterranno, ma anche e soprattutto il nuovo ruolo che i singoli addetti avranno all’interno dell’organizzazione a seguito dell’esternalizzazione dei servizi;
  • Definire le fasi di transizione, cercando di prevedere e gestire in anticipo le problematiche che possono verificarsi;
  • Studiare i criteri di valutazione per la scelta del provider esterno;
  • Stabilire un modello di misurazione delle prestazioni delle performance contraddistinto da specifici KPI, per valutare i servizi che verranno esternalizzati e gli eventuali scostamenti dagli obiettivi pianificati.
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